lunedì 28 settembre 2015

Vorrei vivere nel...

Traggo ispirazione dal post di Moz [pensieri] vorrei vivere nel... e gli rispondo con un mio, di post.

Forse idiota, perché devo ammettere di non essere molto informata, ma comunque veritiero perché nonostante il mondo sia un po' una cacca vagante nell'universo, io sono un'inguaribile romantica e riesco a trovare del positivo anche nei momenti bui della nostra storia.

Per questo non ho voluto assolutamente criticare la nuova Miss Italia. Insomma, la sua risposta è discutibile, e comunque si capisce sentendola parlare che non è molto colta... Però spezzo una lancia in suo favore, anzi due...

La prima perché era emozionata, e forse è stata presa alla sprovvista (non ho nemmeno visto il video del momento incriminato), quindi ha detto la prima cazzata che le è passata per la testa.

La seconda perché probabilmente ha pensato davvero (come ha poi detto) ai racconti della nonna, a come si viveva in passato nelle case della gente comune... Beh anch'io ho ascoltato certi racconti, e sono davvero affascinanti, nonostante la guerra e il suo carico di morte e dolore.
Lei avrà ricordato, in quel momento, la parte bella dei racconti della nonna, e quindi ha dato quella risposta. Poi ha continuato, forse per sdrammatizzare o rendersi simpatica (chi di noi non ha mai fatto una battuta che in realtà non faceva ridere nessuno?) dicendo che tanto in guerra ci vanno solo gli uomini. Ecco, questa si che è ignoranza, ma non mi sento affatto di colpevolizzarla...

A proposito di ignoranza, ecco la mia risposta.

Grazie ancora Miki per la bella domanda che ci hai posto.

Io sarei voluta nascere all'inizio degli anni '50 in una famiglia modesta, non ricca ma neanche povera. Possibilmente in una grande città italiana.
Essere una bambina bella e paffuta con i capelli a boccoli legati da grossi fiocchi, e indossare quei bei vestiti con i colletti rotondi. Avrei avuto un cavallo a dondolo e qualche bambola da pettinare.
Avrei voluto vivere la mia adolescenza negli anni '60, ribellarmi ai miei genitori e partecipare alle manifestazioni del '68, essere una hippy (o hippie?) e andare in giro con un vecchio VW dipinto con motivi floreali (troppi film, eh?)... Fare raduni in cui si cantava per terra con una chitarra Lucy in the Sky with Diamonds (ecco, magari potendo scegliere eviterei l'LSD :D ) e in cui si professava la pace e l'amore libero.
Si, praticamente sarei tutto fuorché la persona tranquilla che sono ora...
Insomma, poi nella seconda metà degli anni settanta metterei un po' la testa a posto e diventerei una grande fotografa, lavorando per un importantissimo quotidiano nazionale. Mi sposerei e avrei dei bambini, vivrei in una casa grande al secondo piano di un condominio. Nella mia casa avrei un divano color senape e arancio, con una trama geometrica. Poi avrei dei mobili marroni, delle sedie arancioni, sgabelli verdi... Insomma, un bellissimo pasticcio di colori vintage...
Poi boh, basta...

Ah, il mio personaggio storico preferito è Gianni Morandi perché ha inciso nell'88 C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, e mi ricorda i temi e le lotte della mia gioventù (prima dei quarant'anni sono diventata persino nostalgica!).

Maira

PS. Ovviamente sono lontanissima dai 40anni, sono nata nel 1990 in una famiglia povera e in un comune di provincia. Non avevo fiocchi nei capelli, ma mia madre mi vestiva davvero con quegli orribili colletti (orribili perché negli anni Novanta non li aveva nessuno).
Nella mia adolescenza e gioventù sono stata una ragazza prevedibile, tranquilla e noiosa. Non sono una giornalista bensì un'impiegata stressata. Mi sposerò a 26 anni e vivrò in una casa al primo piano, indipendente, e arredata con mobili bianchi.

Per dire, la coerenza...

venerdì 25 settembre 2015

Avevate ragione...

Ieri sera alle 18.30 dopo il lavoro sono andata a casa.

Nella mia futura casa.

Nella nostra futura casa.

Abbiamo finito l'infilaggio cavi sul terrazzo (ormai sto diventando anch'io una provetta elettricista) e abbiamo chiuso le tracce.

Abbiamo finito che era buio, grazie all'aiuto della torcia...

Dopo aver tolto un po' di materiale di torno, ci siamo chiusi in mansarda e ci siamo seduti sul caminetto...

Abbiamo parlato, fatto un po' di conti e stabilito le priorità...

E' vero, avevate proprio ragione: non potrò mai odiare quella casa...


Maira




P.S.: Tanti auguri al mio fratellino diciannovenne...
:*

mercoledì 23 settembre 2015

Farsi aiutare o no? Fidatevi, NO!

Non mi è mai piaciuto dover chiedere aiuto a qualcuno.

Ho sempre immaginato il mio futuro con una casa tutta mia, pagata con i miei soldi e i miei sacrifici.
Magari pagando un mutuo, ma comunque sudandomela.

Col tempo ho visto svanire il sogno di una casa di proprietà, e ho pensato che sarei vissuta per sempre in affitto.

Fin quando il papà del Sergente non gli dice che vuole comprargli casa.

Ovviamente budget limitatissimo... ci adeguiamo, e anziché una grande casa in campagna con stanze ben disposte e con giardino e orto, ci accontentiamo di una casa abbastanza grande si, ma con stanze disposte alla ***** di cane, senza giardino né orto (ma in compenso con una mansarda e un terrazzo che, se ben curati, saranno da sogno, diciamolo *_* ).
Pagata 46000€.

Ovviamente era da ristrutturare.

Oggi mi sento dire che dovremmo risparmiare di più perché stiamo spendendo troppo per ristrutturarla...

Vado a farmi i conti e sono stati spesi:

- 3500€ di pittura della facciata e ristrutturazione del balcone. Purtroppo la gatta frettolosa fa i figli ciechi, si sa, e di certo fermarsi a due preventivi non è molto intelligente dato che a casa dei miei che ha il prospetto grande quasi il doppio, il balcone rifatto da capo (e non ristrutturato) e l'intonacatura di tutta la facciata venne 1000€... Comunque non siamo stati noi a non voler fare altri preventivi, sia chiaro, quindi non siamo stati noi a non voler risparmiare.

- 740€ Idraulico1, che era davvero incasinato e aveva bisogno di lavorare, solo che ci ha fregati alla grande. O almeno LI ha fregati alla grande, di rinculo ha fregato anche me che pagherò le bollette.
Questo ci dice che una caldaia buona che va bene per l'esterno o per l'interno viene 630€ più 70€ di materiale che serve sempre per la caldaia (non fateci caso, oggi mi esprimo davvero male). Ci assicura che è efficiente, a risparmio energetico, ecc ecc...
Ovviamente loro (quando dico loro mi riferisco a Nico e al padre) si fidano ciecamente e gliela fanno comprare.
Ma com'è possibile, dico io, che le caldaie buone costino a tutti tra i 1000€ e i 1200€, e questo ce ne proponga una da 700€?
Ma il parere di una cretina conta ben poco, quindi procedono, dicendomi che non ne capisco niente.
Finale? Mi informo sulla caldaia, è un catorcio. Consumerà un sacco, e inoltre non è dotata di una specie di protezione interna che serve a ripararla dai fulmini. Praticamente se mai si dovesse scatenare un temporale mentre siamo fuori casa e non potremmo staccare la caldaia, saremo nella merda perché ci toccherà, poi, comprarne una buona e costosa. Che poi in tutto questo non ho capito perché la caldaia debba avere una protezione diversa da quella del resto della casa, insomma il normale impianto di massa non va bene? Vabbé, non ci capisco una cippa... Nel frattempo dovremmo fare l'elemosina per pagare le bollette del gas, che chissà quanto saranno alte!
Andiamo nel negozio dove è stata acquistata (per chiedere se potevamo cambiarla mettendo di tasca nostra la differenza), e ci vado con lo scontrino di 700€ datoci da Idraulico1 a prova della sua onestà, e scopriamo che il catorcio costava 460€ incluso l'altro materiale, e quando chiediamo come mai era stato emesso uno scontrino più alto, ci viene detto che quel giorno Idraulico1 acquistò altre cose e fece battere tutto sullo stesso scontrino.
Bene. Lo mandano a quel paese regalandogli (oltre ai soldi che lui aveva rubato) altri 40€ per la giornata di lavoro che aveva fatto (lui ne pretendeva almeno 60€).

- 900€ Idraulico2, di cui 450€ di materiale (stavolta sono andati a comprarlo insieme) e 450€ di lavoro. Che ci sarà di male? Niente, per carità, può sembrare un prezzo onesto (anche se ha solo fatto l'impianto in mansarda, per la cucina e per l'acqua) se non fosse che è stato Nico a fargli tutte le tracce e che lui aveva chiesto 40€ a giornata. Ora voi penserete, giustamente, che lui abbia lavorato almeno undici giorni a casa! No, ne ha lavorati quattro. Quattro, capite? Praticamente anziché prendere 40€ a giornata ne ha presi 112,50€. E sapete perché? Perché Nico si è azzardato a chiedergli di aggiungere lo scarico per la lavatrice (circa 70cm di aggiunta) e un rubinetto fuori. Praticamente quest'aggiunta per lo scarico e un rubinetto (escluso il materiale e le tracce fatte comunque sempre da Nico) sono costati la modica cifra di 290€. Ripeto, 290€ solo di manodopera, anzi metà manodopera!
Alla faccia dello scarico della lavatrice, quasi quasi ci mettevo un tubo che scaricasse direttamente nel lavatoio, come si usava in passato!
Ma sono solo chiacchiere, in realtà anche questo ci ha fregati alla grande. Amico del padre di Nico, sia chiaro. Aveva preventivato 40€ al giorno per amicizia.
Mah...

- 1100€ per la copertura della mansarda con dei pannelli coibentanti (spesa giusta e onesta)

- 120€ per due lavatoi con mobile acquistati in offerta al Leroy Merlin

- 540€ per rifare l'impianto elettrico e l'impianto tv in tutta casa e su in mansarda (per fortuna Nico ha fatto tutto da se essendo elettricista), e per acquistare tutto il materiale edile necessario alla ristrutturazione.

Per un totale di 6840€ 

Vi sembra molto?

A me pare che ci stiamo accontentando parecchio per risparmiare e non farlo svenare, se consideriamo anche che andrebbe rifatto il pavimento della mansarda e del balcone, andrebbero rifatte tutte le porte interne ed esterne, la grande vetrata su in mansarda, il bagno grande e il bagno piccolo che hanno sanitari vecchi e le piastrelle non in ottime condizioni, alcune finestre, alcune tapparelle...
Queste cose le faremo piano piano, da soli. Si, si, sarebbe bello se fosse vero. Nel duemilaecredici magari... La verità è che dovendo vivere con i miei mille euro di stipendio non ci rimarrà mai abbastanza da sistemare tutte queste cose... E la casa resterà sempre arrangiata...

Insomma, la conclusione?

Avrei preferito andare a vivere in quel bel bilocale a 200€ al mese nel centro storico. Una camera, un bagno, un ripostiglio e una cucina abbastanza grande per metterci anche un salottino. Avrei speso meno di mille euro per arredarlo e non avrei dovuto dire grazie a nessuno.
Insomma: sfigata, squattrinata, costretta a pulire ogni giorno il terrazzo per via dei piccioni che mi avrebbero scagazzato ovunque, ma almeno indipendente.

L'ho sempre detto io, sapevo che sarei giunta a questa situazione di malessere per questa cavolo di casa... Io ho sempre pensato che le cose vanno fatte per bene, altrimenti è meglio non farle proprio...

Oh, chiamatemi pure ingrata, ma mi sta venendo la nausea a pensare di dover stare una vita in una casa che sto iniziando ad odiare prima di viverci...


Maira

lunedì 21 settembre 2015

Insieme raccontiamo



Buongiorno a tutti!

Oggi partecipo ad una splendida iniziativa organizzata e promossa da Patricia del blog Myrtilla's house
 

 Patricia ci propone l'inizio di un mini-racconto di cui noi dobbiamo scrivere il finale. La difficoltà sta nel creare racconti di minimo 200 e massimo 300 battute. E diciamo che io ci sto appena, il mio finale ha 299 battute inclusi gli spazi.

Non parliamo del fatto che avevo capito "parole" anziché "battute" e ne avevo fatto uno di 300 parole che poi ho dovuto ridurre (e infatti non mi piace più granché!).

Premetto inoltre che qualcuno ha già partecipato, ma mi sono imposta di non leggere i contributi degli altri prima di pubblicare il mio, innanzitutto per non lasciarmi influenzare, e poi perché dopo non avrei il coraggio di rendere noto il mio finale...

Ma bando alle ciance, ecco l'inizio del racconto di Patricia:

"Un'amaca all'ombra, una birra gelata, un buon libro. Cosa c'è di meglio nelle afose giornate estive? Quando il sole e l'umidità liberano la pigrizia?
Poi, ci si muove ugualmente. Basta lasciare la briglia sciolta alla fantasia. E un buon libro aiuta.
Lo chiuse. Con la mente prese per  mano il protagonista e......
"


Ed ecco il mio finale:
 

"Lo portò in casa per aiutarlo, quel bimbo debole e con quel triste numero sul braccio.
 Preparò un bagno, dei vestiti ed un panino che il bambino divorò con appetito.
 D’un tratto dei militari. Sul braccio una fascia e quel simbolo.
 Uno sparo.
 Si svegliò.
 Si diresse verso i suoi bambini e li strinse a se."



Maira

martedì 15 settembre 2015

Errori - considerazioni personali

Buondì!!!

Volevo dire quattro parole (spero davvero di essere concisa) sul raccontino che ho scritto.

Innanzitutto non so perché l'ho fatto. Fino ai 19 anni mi succedeva spesso, spessissimo anzi, di avere l'ispirazione e di scrivere.

All'epoca avevo un blog su Windows Live Spaces e scrivevo quasi ogni giorno racconti brevi, descrizioni dettagliate di luoghi a me cari, considerazioni personali su fatti di cronaca o di attualità... Quando mi succedeva qualcosa di particolare che non fosse tanto intima da essere scritta sul diario segreto, la appuntavo lì. Curavo una rubrica musicale (totalmente personale, in pratica piena di musica di merda) e avevo anche una rubrica sugli strafalcioni dei professori, e lì non c'era bisogno di avere molta fantasia, ne sentivamo ogni giorno a decine. Il professore Sportelli, di Diritto ed Economia Politica poi, meritava una rubrica a parte perché rispetto agli altri rischiava di essere davvero avvantaggiato, e a noi i favoritismi non piacevano. Dico noi perché il mio blog era seguito dai miei amici e compagni di classe. Anche qualcuno di loro ne aveva uno, ma in pochi lo aggiornavano. Era davvero bello, però, interagire tra noi anche in quel modo.
E poi all'epoca ero molto più organizzata, ci scrivevo sempre, anche più volte al giorno. Certo, non so se esistessero già blog culinari e roba varia, io avevo il mio, i miei amici il loro, e mi bastava leggere quelli.

Poi un giorno chiusero la piattaforma e noi, che nemmeno avevamo letto gli avvisi che ci invitavano a fare il backup e a trasferirci altrove, perdemmo tutto.

Anni di vita, racconti, risate e fantasia.

Ero così delusa che non aprii più nessun blog. Però non potevo non scrivere. Avevo dei quaderni appositi, e appena mi si accendeva la lampadina scrivevo. Certo, prima era più semplice catturare l'ispirazione, non avevo molto da fare e il tempo per sedermi con carta e penna lo trovavo sempre...

Ora invece... No comment...

Insomma, dopo il diploma non avevo mai più scritto. Facevo fatica anche a scrivere qualcosa di decente per Nico, non riuscivo nemmeno a scrivere un biglietto d'auguri.

Poi l'altro giorno mi è venuta in mente questa storia... In linea di massima sapevo già cosa sarebbe successo, dovevo solo stendere i particolari, e non è stato poi così difficile.

Solo avevo un po' esagerato con i dettagli, ed erano venuti fuori troppi "episodi"... E dato che le cose che si prolungano troppo mi fanno spazientire, ho dovuto modificare tutto e togliere qualcosa, lasciando invariata la trama.

Insomma, rileggendolo...

 (Immagine presa da Google Immagini - Comunque conosco la citazione, ma da ignorante non so nemmeno chi siano questi tre... Scusate :D )

 

Ma si, dai... Una si fa prima tanti scrupoli sul tradimento, poi va a letto con un altro e poi che fa? Lo lascia! Si, certo che può! Ma non se ce le ha triturate (scusate la volgarità) per ben 9 post facendoci capire che lui è l'uomo della sua vita, che sono fatti l'uno per l'altra, che si amano, che non è stato sesso, ma amore eccetera eccetera...

Ma insomma tutti e due! Un po' di dignità no eh? La dignità di lasciarlo, sto povero sventurato di Achille, che tanto se non lo ami troverai altre mille occasioni per tradirlo (e non per amore, fidati!). La dignità di dire "Alessà, aspetta che tronco l'altra storia, respiro un po' di libertà e poi possiamo farci venire la carie ai denti quanto vogliamo con tutta 'sta dolcezza".
E lui, pure... Non ti senti un po' un invertebrato a provarci con una donna che sostieni di amare, mentre sei fidanzato con un'altra?

Ma tutti e due, non potevate scegliervi quattro anni fa? Così da seminare meno sofferenza in giro, così da non far perdere quattro preziosi anni di vita ai vostri compagni e a voi stessi?

Ma vabbé...

Comunque io la storia l'avrei scritta diversamente, non l'ho cambiata solo perché avevo paura di perdere l'ispirazione (che poi, capirai che tragedia se l'avessi persa!).

Io innanzitutto avrei tolto tutte quelle paroline dolci, che poi dette da un lui sono davvero da vomito. Nel senso che io un uomo così lo vorrei come sorella maggiore, non come ragazzo.

Mi ricordo che Nico mi disse "Ti Amo" relativamente presto. Io mi incazzai e non gli parlai per una settimana. Ma insomma, ma che razza di persona dice "Ti Amo" dopo un paio di mesi? Non una persona seria. Oddio, ci è andata bene che dopo sei anni stiamo ancora insieme, ma se fosse finita? Avrebbe sprecato un Ti Amo per niente...

Questo invece glielo dice addirittura dopo una settimana e mezza. Da manicomio, almeno per me.

Comunque nel complesso la storia è banale, sembra scritta da una quattordicenne che vive ancora nel mondo delle fiabe ma nel frattempo scopre il sesso (oddio, forse ora il sesso lo scoprono già a 11 anni).

In pratica potrei fare a gara con Federico Moccia. Chi scrive il racconto più patetico?

Cavolo, forse forse stavolta avrei vinto...

In ogni caso spero solo, se dovesse ricapitarmi, che mi venga in mente qualcosa di più interessante...

Ecco, volevo solo dirvi queste cose.

Concisa un corno!

Maira



lunedì 14 settembre 2015

Errori IX

Avrebbe voluto sapere tante cose di lei. Cosa le era successo in quei quattro anni durante i quali non si erano sentiti?

Non aveva intenzione di chiederglielo. Lo avrebbe scoperto vivendola. Ne era certo.

Dormirle accanto le aveva dato ancora più sicurezze.

Lei si svegliò presto. Nel fine settimana la sveglia sul cellulare non era impostata, ma ormai era abituata ad aprire gli occhi poco dopo l'alba, e quando si ritrovò sul quel divano anni Settanta non fu poi così stupita. Guardava con curiosità la trama della fodera.

"Chissà quante volte avrai fatto l'amore con una donna, su questo divano"

"Buongiorno! Non mi ero accorto fossi sveglia... Vieni qui, fatti abbracciare..."

"Non mi hai risposto. Ma comunque non credo sia una buona idea baciarsi prima di lavare i denti. E' una cosa che non sopporto nemmeno nei film!"

"Di malumore eh?" e provò a baciarla.

Il suo alito era profumato, sapeva di menta. Aveva lavato i denti, lui. Ma lei no. E non era per niente intenzionata a baciarlo.

Si spostò e si alzò. Faceva freddo.

"Dov'è il bagno?"

Lui la accompagnò. Dopo aver fatto pipì si lavò le mani e strofinò col dito, del dentifricio sui denti.

"Per fortuna dopo aver lavato i denti ieri non ho mangiato nulla" pensò.

Non era abituata a dormire fuori casa, e non aveva nemmeno uno spazzolino da viaggio in borsa. Doveva rimediare ed essere più previdente... Maria, la sua amica, non sarebbe stata così disorganizzata.

Tornò in camera e si sdraiò di nuovo sul divano accanto a lui, dandogli la schiena e lasciandosi abbracciare.

La sua pelle fresca e delicata scatenava in lui un forte istinto di protezione.

Non passò molto tempo e si ritrovarono a fare di nuovo l'amore.

Erano stesi sul pavimento freddo, con le gambe intrecciate e stretti l'uno nell'altro, quando squillò il telefono.

Lei sobbalzò. Non rispose. Lesse i messaggi della sera prima e quello della mattina.

"Amore sei sveglia?"

"Ho capito, stasera tisana e nanna. Scommetto mela verde o ciliegia. :) A domani. Ti amo."

"Amore buongiorno! Non sei ancora sveglia? Ma era una tisana o un sonnifero? Di solito non dormi così tanto. Non farmi preoccupare, fatti sentire."

Buttò il cellulare sul divano e si rivestì.

"Era lui?"

"Si."

"Cosa ne sarà ora di noi?" chiese mentre rimetteva i boxer e infilava la camicia.

"Non chiedermelo, per favore. Mi dispiace, ma non si può fare."

"Brava! Complimenti, mica me lo aspettavo?" applaudì scarcasticamente "Ho passato la notte a fantasticare su noi due e sul nostro futuro".

"Hai fatto male." Prese il cellulare e scese.

Lui la seguì. Non incontrarono nessuno per casa. Prese il cappotto appeso e lo indossò.

"Aspetta, pensaci un attimo..."

"Addio" disse quasi piangendo. Gli appoggiò una mano sul petto nudo e si sollevò sulle punte per dargli un ultimo bacio sul lato del labbro. Poi uscì.

"Sei una stronza" le disse ad alta voce sbattendo la porta.

Tornò in mansarda e si stese sul divano. In un attimo era stato spinto giù dal paradiso all'inferno.

Lei mise in moto e iniziò a piangere.


Fine

(finalmente)

venerdì 11 settembre 2015

Errori VIII

Iniziò a baciargli il collo. Piano piano gli sbottonò la camicia.

"Morirei di freddo, io, con solo questa addosso" gli disse sorridendo.

Lui invece aveva la pelle calda e accogliente. Si lasciò abbracciare, coccolare e baciare.

Poco dopo sentì la sua mano lì, sotto il maglione di lana grossa. Lo lasciò fare.

Lui le sfilò il maglioncino e la canotta. Lentamente le sbottonò i jeans, glieli tolse e li buttò con delicatezza accanto al divano.

Fu un susseguirsi di baci e mormorii.

"Posso?"

"Si"

"Sei sicura?"

"Si"

Si tolse con calma i pantaloni e i boxer, cercava di non far trasparire l'emozione. Le slacciò il reggiseno e le tolse le mutandine.

Le piaceva guardarlo muoversi lentamente. Non aveva fretta. Non la faceva sentire un oggetto. Non desiderava solo soddisfare le sue voglie. Voleva assaporarla, voleva godersela, voleva che fosse sua.

Continuarono a lungo a sfiorarsi, con carezze e baci, ogni parte del corpo.

Poi finalmente divennero una cosa sola, uniti in un incastro perfetto di anime. I loro corpi si unirono,  così come i loro cuori, le loro menti... Intorno il silenzio, interrotto solo da respiri profondi, esili gemiti di piacere. Suoni raffinati e preziosi.

Provarono entrambi l'emozione del fare l'amore per la prima volta.

Le altre volte avevano fatto solo sesso.



Era sua.

Niente e nessuno poteva ormai annullare quella magia. Non era possibile tornare indietro, premendo il tasto Rewind. Nessuna catastrofe, nessuna guerra, nemmeno la morte avrebbe potuto cancellare quei momenti.

Era ancora accanto a lei. La sua pelle bianchissima lo faceva impazzire. La baciava affettuosamente sulla fronte, e lei lo lasciava fare, impotente di fronte a tanto amore.

Poco dopo però si alzò, prese di nuovo le mutandine e la canotta per rivestirsi.

"Non andare via, ti prego"

Lo guardò.

"Non è stato bellissimo?"

"Si... Ho solo freddo..."

Tornò sul divano. Lui le prese una coperta pulita e gliela posò delicatamente addosso.

"Resta qui, stanotte. Anzi, resta qui per sempre"

Lei non rispose.

"Ti amo"

Cercò, portando la sua mano davanti alla sua bocca, di bloccare quelle parole.

"Che c'è? E' la verità. Puoi anche impedirmi di dirlo, ma non lo hai sentito anche tu? Non senti l'amore che mi attraversa tutto il corpo? Io ti amo con il cuore, con il cervello, con le mani, con gli occhi... Ti amo con ogni cellula del mio corpo, non posso non averti trasmesso questo, non ci credo!"

Lei gli diede un bacino sulle labbra, lui smise di parlare.

Le si addormentò accanto. Era serena.

giovedì 10 settembre 2015

Errori VII

Alla porta apparve un uomo. Pochi capelli, sguardo da bamboccione. Dimostrava cinquant'anni, ne aveva poco più di una trentina. Era il fratello maggiore.

"Buonasera. C'è Alessandro?"

"Te lo chiamo subito. Alessandrooooo!!!"

"Sarebbe comoda una pensilina. Per la pioggia intendo"

Lui non colse.

Arrivò Alessandro.

"Ciaooo!!! Ma idiota, non vedi che piove? Entra, ti stai bagnando tutta!"

Il fratello si scusò bisbigliando qualcosa, ma lei non ci fece caso.

"Buonasera" salutò lei togliendosi il cappotto.

"Dallo a me. Lei è Daniela. Lui è mio fratello Riccardo".

Non fecero in tempo a presentarsi, lui la prese per mano e le disse "Vieni in mansarda, ero di là, al computer. Ti stavo scrivendo. Avevo voglia di vederti, stavo per proporti un caffé al bar. Però preferisco che tu sia qui. Aspetta, vado a prenderti un asciugamani, quel coglione non lo capisco proprio..."

Lei non disse niente.


Lui tornò con un asciugamani.

"Parli poco!"

"In realtà parlo troppo, aspetta che prenda confidenza!"

"Almeno prima scrivevi, anche tanto... ora nemmeno quello"

"Mmm!" borbottò guardandolo di traverso...

Lui le mise teneramente l'asciugamani in testa e iniziò a strofinarglielo sui capelli. Lei rise, poi lo spostò dal viso e lo baciò.

Pensò alla tisana alla mela verde lasciata sul tavolo. Ormai era da buttare. Chissà se a lui sarebbe piaciuta...

Lui si fermò. Voleva guardarla. Con i capelli umidi era stupenda. La baciò ancora, con più passione, accarezzandole i capelli e sfiorandole la schiena e i fianchi.

Smise ancora... La guardò di nuovo. Si sedette sul divanetto e la trascinò facendola sedere su di se. Lei tolse le scarpe e appoggiò i piedi sul divano, accanto a lui. Per stare più comoda, o forse per accucciarsi meglio tra le sue braccia.

Sarebbero rimasti lì a baciarsi all'infinito...

Era un'errore? Forse. Però era meraviglioso.

mercoledì 9 settembre 2015

Errori VI

I giorni seguenti furono confusi, per entrambi.

Lei era distratta, scombussolata, combattuta tra la voglia di rivederlo e la paura di lasciare Achille per una cotta magari temporanea. Non voleva ammettere a se stessa che non si trattava di una semplice infatuazione.

Lui invece era convinto. La amava.
Dannazione, non era stato molto furbo, avrebbe potuto chiederle il numero di cellulare e ora l'avrebbe chiamata. E invece doveva limitarsi a mandarle degli stupidi messaggi di chat.

"Cos'hai provato quando ci baciavamo?

Anzi no... Ssst... Te lo dico prima io cos'ho provato!

Ho sentito delle scintille, delle fitte, partire dal cuore ed arrivare alla testa e allo stomaco. Sai quando? Quando mi hai preso il viso nella mano. Non subivi il mio bacio. Mi baciavi. Lo volevi anche tu, quel bacio. Ok, un bacio può non essere importante, ma io ho sentito che lo era, per me e anche per te.
Non avevo mai provato un'emozione simile, eppure ho baciato altre donne prima. Ma senza trasporto. Ora capisco la differenza.
E' come quando ti descrivono cosa sia un'orgasmo. Potranno utilizzare mille espressioni e parole diverse, ma solo quando lo provi capisci davvero di cosa si tratta...

Fatti sentire. Ti prego."


Lei aveva letto, ma non sapeva cosa rispondere. Aveva tradito Achille, per lei anche un solo bacio rappresentava il tradimento, e questo la faceva star male. Ma ignorando Alessandro stava tradendo se stessa. E non sapeva quale dolore fosse prevalente.

***

Venerdì sera, pioveva e Achille era a lavoro. Erano passati tre giorni da quel bacio, ma lei non doveva pensarci, se l'era imposto.

Era stesa sul letto, nuda, dopo una lunga doccia idromassaggio. In radio gli U2, volume basso e intorno il silenzio.

La tenda svolazzava un po' nonostante la finestra fosse chiusa... Bisognava cambiare le guarnizioni.

Non aveva voglia di cenare. Un infuso alla mela verde senza zucchero, il suo preferito, e poi subito a letto.

Mise il pigiamone di pile e andò in cucina a prepararselo...

Fece bollire l'acqua nel microonde e ci lasciò dentro la bustina. Cinque minuti, che però non passavano mai. Cercava di scacciare quel pensiero, quel delicato ricordo che riaffiorava gradualmente, anche se lei faceva di tutto per cacciarlo via.

Lasciò la tazza sul tavolo e andò a vestirsi. Scese in fretta le scale e, senza prendere l'ombrello corse verso la macchina.

Sapeva dove trovarlo.

Suonò il campanello.

martedì 8 settembre 2015

Errori V

Non era il tipo dalle effusioni facili in pubblico lui, ma non aveva resistito.

Lei si stava lasciando andare, sentiva i muscoli delle spalle rilassarsi.

Si stavano baciando. Non poteva crederci, era la prima volta che uscivano insieme, erano passati venti minuti e si stavano baciando...

Gli accarezzò il viso e continuò a baciarlo. Il cuore di lui batteva all'impazzata. Lei non aveva mai dato né ricevuto un bacio più dolce di quello... e non solo per il gusto intenso del cioccolato.
Si assaporarono a vicenda intrecciando le lingue calde e giocando con le labbra. Lui le accarezzò i capelli, come desiderava fare da anni.

Lei aprì gli occhi... Gli sussurrò un timido "Mi dispiace" a fior di labbra, e si alzò per andare via.

Lui la seguì fuori. "I frutti di bosco hanno il sapore più dolce del mondo, ora".

Era una cazzata e lo sapeva. Era un vano tentativo di sdrammatizzare. Non gli venne in mente nulla di intelligente da dire.

Lei si diresse verso la macchina. Alessandro la seguiva. Si girò e decisa disse "Ti farei stare di merda, non te lo meriti. Lasciami andare".

Entrò in macchina, mise in moto e andò via.

Lui rimase lì. Ora era consapevole, lei provava qualcosa. Non era stato un bacio qualsiasi.

Purtroppo non era sufficiene. Lei non lo sapeva, ma lui ci stava già di merda.


lunedì 7 settembre 2015

Errori IV

I divanetti erano scomodi, aveva sempre odiato quel locale.

Lui era seduto di fronte, a distanza di sicurezza, pensava lei. Nelle piccole città la gente parla troppo, e lei non era abituata ad uscire da sola con altri ragazzi, nemmeno con gli amici. Era un po' in ansia, lui se ne accorse.

Arrivò il cameriere.

"Due tazzone di cioccolata calda con doppia panna" ordinò lui.

"No no, per carità, per me un infuso ai frutti di bosco"

Il cameriere andò via e lui la stuzzicò: "Beh tentavo solo di farti diventare ciccia e brufoli, così magari mi piaci meno"

Lei lo fulminò con lo sguardo, poi gli chiese di parlarle della sua ragazza.

"Studia scienze motorie a l'Aquila. E' all'ultimo anno, è partita da poco e tornerà il mese prossimo, per Natale"

"Ah quindi non è qui! Sei coraggioso, vedo!"

"Che vuoi dire?"

"Che vieni a trovarmi a lavoro quando lei non c'è e non può sapere cosa fai. Ma il mio ragazzo invece abita qui, potrebbe vederci. O potrebbe vederci qualcuno che ci conosce, sai com'è la gente.".

"Io da te ci sarei venuto anche se Silvia fosse stata qui. Piuttosto perché ti preoccupa il giudizio degli altri? Fregatene, è normale che due amici escano a bere qualcosa insieme, ogni tanto...".

Lei non rispose. Non avevano granché di cui parlare, per cui si guardava intorno sperando che lui la smettesse di fissarla.

Arrivò finalmente il cameriere.

Lui pagò il conto e lei ringraziò.

Assaggiò l'infuso, non aveva un buon sapore. Ci mise una bustina di zucchero, ma comunque non risolse granché.

Sorseggiò piano la bevanda bollente, ma l'atmosfera si faceva sempre più imbarazzante.

Così Alessandro prese la sua tazza e si sedette di fianco a lei. Per la prima volta erano così vicini. Lei non aveva addosso alcun profumo, i suoi capelli però odoravano di shampoo.
Non era la classica ragazza dal corpo perfetto, Silvia lo era...
Non si curava granché, i capelli erano puliti ma selvaggi e il viso senza trucco... Silvia invece era l'esatto opposto.
Eppure lei lo attirava come una calamita...

"Non era scomoda uguale la tua poltroncina?" fece lei con tono antipatico. Sentiva il profumo del suo dopobarba vicino, ma non osava guardarlo negli occhi. Intanto lo stomaco iniziava a farle male dall'ansia... O forse era quella tisana schifosa? Era meglio lasciarla. Posò la tazza quasi piena sul tavolino.

"Ho sempre odiato i frutti di bosco... Vuoi assaggiare?" e le porse la tazzona con la cioccolata. La panna era quasi finita, e comunque sciolta.

Lei stupita, rise nervosamente e rispose "Tu sei pazzo, certo che no!"

Era troppo tardi. Lui la stava baciando...

venerdì 4 settembre 2015

Errori III

Accetta.

Le sembrò di sentire un rumore assordante cliccando su quel tasto.

Non fece altro. Non gli scrisse. Era decisa, doveva essere indifferente, comportarsi come se lui non le potesse mai cambiare la vita.

In realtà iniziò ad accendere la connessione più spesso, durante la giornata.

Per Achille, il suo ragazzo, provava tanta tenerezza.
Achille aveva compreso all'epoca, l'aveva stretta forte a se dicendole che l'avrebbe lasciata libera di scegliere lui o l'altro. E lei aveva scelto lui.
E probabilmente aveva fatto bene, erano così diversi da incastrarsi alla perfezione, e ora che stavano progettando una vita insieme la loro felicità era ancora più evidente.

Perché allora erano bastate poche parole di Alessandro per farle mettere tutto in discussione?

In ogni caso non si era fatto risentire, era passata una settimana e lei ormai era fiduciosa, le acque si sarebbero presto calmate e la sua vita sarebbe tornata alla normalità.


***

Il suo turno in ufficio era terminato. Raccolse le sue cose e le infilò velocemente nella borsa, prese il suo cappotto che per la fretta nemmeno abbottonò; lo avrebbe fatto dopo. Scese dalle scale, odiava l'ascensore. Fuori era già buio, anche se erano ancora le 16.30. Non faceva poi così freddo, decise di non abbottonare il cappotto. Si dirigeva verso la macchina quando se lo ritrovò davanti. Alessandro era lì. Era la prima volta che si vedevano.
O meglio, si erano incontrati un sacco di volte in giro per la città, ma per qualche assurdo motivo non si erano nemmeno mai salutati.
E ora lui era lì. Cosa sarebbe successo? Cercò di non pensarci.

"Cosa ci fai qui?"

"Buonasera! Pensavo fossi contenta di vedermi... ".

"Non particolarmente, sei il tizio che stava per mandare a monte la mia storia, a causa delle sue bugie." rispose lei, irritata.

"Ti ho già chiesto scusa mille volte per quella storia, parlai anche con Achille. Secondo te perché lo feci? Stupidamente pensavo che sarebbe stato semplice per me dimenticarti. Ma non posso arrendermi perché so che provavi qualcosa nei miei confronti, non so, magari anche solo affetto. E per quanto Achille mi sembri una persona buona, non posso anteporre la sua felicità alla mia, me ne frego. "

"Pensa un po', io no invece, non me ne frego" rispose lei istintivamente, andando a passo svelto verso la macchina.

Lui non parlò. Le camminò accanto. Arrivarono alla macchina e, mentre lei cercava le chiavi si limitò a guardarla. Avrebbe voluto accarezzarle i capelli, non lo aveva mai fatto.

Lei si arrese al suo sguardo addosso, si girò scrollando le spalle in segno di resa e, con tono questa volta più pacato, gli disse "Non ce l'ho con te. Non più. Semplicemente non provo nulla per te. All'inizio solo tanta delusione perché pensavo fossimo amici. E gli amici non si comportano come te. Anche se dopo hai cercato di rimediare non potrò mai più fidarmi. Se una persona mente una volta può farlo sempre."

In quel momento anche lei mentiva. E lui lo sapeva.

"Va bene, facciamo così. Non voglio provarci, giuro. Ti offro qualcosa, vieni.".

Lo seguì anche se la testa le diceva che sarebbe stato meglio andarsene.

Perché lui stava di nuovo mentendo. E lei lo sapeva.

giovedì 3 settembre 2015

Errori II

Perché era successo? Perché proprio ora che tutto andava per il verso giusto? E poi anche lui aveva la sua vita, un'altra donna. Perché? Per amicizia? Come poteva esserci amicizia tra due persone che, se troppo vicine, possono solo farsi del male? Tra due persone che si erano forse innamorate senza conoscersi, senza essersi mai viste?

Non pensava ad altro.

Forse all'epoca era innamorata di lui, della sua cultura, delle sue dolci parole, del desiderio e della passione che lui provava nei suoi confronti e che le esprimeva ogni volta che si sentivano. Era innamorata, ma troppo vigliacca per lasciare l'altro e vivere la propria vita. Forse. O forse no, forse semplicemente amava l'altro e si era resa conto che quella era solo un'infatuazione. D'altronde che amore poteva essere quello sorto dietro un monitor, senza mai guardarsi negli occhi?

Chissà perché ora non si ricordava più com'erano andate le cose, cosa pensasse e cosa provasse all'epoca. Ricordava solo che lui la faceva star bene.

Accese di nuovo la connessione Wi-Fi...

Un suo messaggio.

"Diamoci la possibilità di vedere come va. Dimostriamo a noi stessi che le nostre rispettive storie non sono così deboli da stravolgersi per nulla. Se riusciremo a dimostrarcelo, bene. Altrimenti vorrà dire che non siamo il nulla, l'uno per l'altro. Non ti ho mai dimenticata. Vorrei solo capire se è di te che sono innamorato, oppure solo dell'idea che ho di te. Dammi la possibilità di liberarmi dalla tua ossessione e vivere felice senza te. Oppure con te.
So che anche tu hai bisogno di certezze."

Lei era confusa. Aveva ragione lui. Ma al suo uomo chi ci avrebbe pensato? E alla ragazza di lui? Non si poteva sperimentare sulla pelle altrui... In amore bisogna essere egoisti, ma lei non ci era mai riuscita...

Metto in chiaro le cose :)

Volevo rassicurarvi, il raccontino di ieri non riguarda una storia reale, non è stata una mia esperienza (come molti di voi hanno pensato)... mi è venuto in mente così...

Non so nemmeno come mai, erano anni che non mi capitava di scrivere... Non scrivo nemmeno più le mie cose, o almeno non lo faccio con grande slancio o piacere, non mi impegno, non ci metto passione insomma...

Certo, sono un po' arrugginita... La storia che sta venendo fuori non è affatto nel mio genere, troppo banale e troppo smielata per i miei gusti... Però la scrivo così come la visualizzo nella mia testa, e non potrei cambiarla nemmeno se volessi, tanto è nitida...

Ho deciso di scriverla a pezzetti, sul blog.

Non per tenervi in sospeso, non è una strategia per tenervi incollati al mio blog (al contrario, penso che alla lunga stancherà e perderà colpi), ma è proprio così che è divisa nella mia testa, in tanti piccoli capitoli...

Ieri ne ho scritti un bel po', sette mi pare... Tutti cortissimi eh, intesi...

La cosa che mi fa un po' incazzare è che, per sbaglio, ne ho pubblicato uno, il quinto. E nonostante lo abbia eliminato, continua ad uscire nell'elenco dei post, e nell'anteprima si legge gran parte di ciò che avevo scritto!

Porca pupazza!

In ogni caso vi saluto...

A presto!

Maira

mercoledì 2 settembre 2015

Errori I

Spense la sveglia e si girò dall'altra parte.

Un quarto d'ora dopo, come al solito, la sveglia suonò per la seconda volta ricordandole che no, non poteva continuare a poltrire. Aveva ancora quindici minuti prima di alzarsi e stiracchiarsi, ma doveva restare sveglia.

Prese il cellulare e attivò la connessione Wi-Fi...

Una richiesta d'amicizia.

Controllò e... "Alessandro?". Un tuffo al cuore, poi lasciò cadere il telefono sul materasso, a pensare.
Come poteva, una persona con la quale aveva chiuso da anni, farle sentire quello strano formicolio nello stomaco, quel misto di voglia e paura, quella maledetta sensazione che si prova quando sai che stai per fare la cosa sbagliata?

La sveglia suonò per la terza volta, era il momento di alzarsi. Lasciò in sospeso la richiesta d'amicizia e andò in cucina. Stranamente non aveva fame. Ci voleva una bella doccia calda, magari lo scroscio dell'acqua avrebbe portato via quel pensiero dalla sua testa e lei avrebbe potuto continuare la giornata serenamente...

Si diresse verso il bagno sciogliendo i capelli, si spogliò e si chiuse nel box doccia...